Pc aziendale usato per fini personali? Sì al licenziamento in tronco

Fonte: www. altalex.com
di Paolo Marini

L’utilizzo della tecnologia nei luoghi di lavoro è sempre più massiccio e, oggi, ci sono dei lavoratori che svolgono interamente la propria prestazione di lavoro per il tramite di uno strumento tecnologico come, ad esempio, il pc aziendale.

L’uso massiccio di questi strumenti pone una serie di problemi come l’uso per fini personali.

Ma è legittimo il controllo sul pc in uso al lavoratore e il licenziamento per uso personale?

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DISCRIMINAZIONI AL LAVORO:

Ecco cosa fare in caso di ritorsioni o vendette

di Annalisa Rosiello – Fonte: Blog di Area pro labour www.ilfattoquotidiano.it

17 Luglio 2019

Capita spesso di ascoltare persone che hanno subito condotte ritorsive e discriminatorie sul lavoro.

Nonostante l’ordinamento giuslavoristico preveda una tutela molto forte contro queste situazioni resta il timore di esporsi, di compromettere la propria carriera, di subire marginalizzazione o comunque di non riuscire a fare emergere i fatti nel corso del giudizio.

Ma quali sono gli elementi che il lavoratore deve portare in giudizio per arrivare a fare accertare che effettivamente ha subito una condotta discriminatoria?

Affronta questo tema il nostro legale fiduciario Avv. Annalisa Rosiello.

Link: https://bit.ly/2YRx8xb

Lettera di sanzione disciplinare: inefficace se il lavoratore la rifiuta

Di Daniele Bonaddio Fonte: www.lavoroediritti.com

Corte di Cassazione, sentenza numero 7306 del 14 marzo 2019

Per la Cassazione la lettera di sanzione disciplinare non può dirsi consegnata se il dipendente rifiuta la ricezione della comunicazione.
Nel caso in cui una lettera di sanzione disciplinare sia consegnata a mano, può dirsi recapitata allorquando il datore di lavoro ne legga il contenuto al lavoratore.
In alternativa è necessario comprovare la circostanza che la controparte sia venuta a conoscenza del contenuto.
Pertanto, la semplice consegna “brevi manu”, ossia consegna diretta, della lettera contenente il provvedimento disciplinare, non si perfeziona se il dipendente si rifiuta di riceverla.

Licenziamento per giustificato motivo oggettivo e tutela reale

di Daniele Bonaddio – Fonte: www.lavoroediritti.com

Corte di Cassazione sentenza n. 7167 del 3 marzo 2019

La Cassazione ha individuato i paletti di applicazione della “tutela reale”, in caso di licenziamento per giustificato motivo oggettivo.

Quando il lavoratore è ingiustamente licenziato per giustificato motivo oggettivo, scatta solamente la l’indennizzo risarcitorio? Non sempre.

Se l’estremo provvedimento del datore di lavoro è giudicato “manifestamente insussistente” sul piano fattuale, il giudice non ha margine di scelta tra il semplice indennizzo economico per compensare il risarcimento del danno subito dal lavoratore o la reintegra sul posto di lavoro.

Infatti, in tali casi, scatta sempre la c.d. “tutela piena” in favore del lavoratore.

Quindi il datore di lavoro è costretto a riprendere con sé il dipendente licenziamento, più a pagare un indennizzo risarcitorio.

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Permessi sindacali: abusi

Cass. sent. n. 4943/19 del 20.02.2019 da www.laleggepertutti.it

Licenziabile il dirigente sindacale che prende il permesso retribuito ma poi non va alla riunione.

Una recente sentenza della Cassazione interviene proprio sul delicato argomento dell’abuso dei permessi sindacali e avverte a chiare lettere: è licenziabile il dirigente sindacale che prende il permesso ma poi non va alla riunione e svolge attività personale. Il datore di lavoro non può sindacare il tipo di attività e l’utilità della stessa che il sindacalista compie durante i giorni dei permessi retribuiti.

Può tuttavia contestare l’uso di tali permessi se vengono utilizzati per fini diversi da quelli per i quali è stata formulata la richiesta. Per la Cassazione, il dirigente sindacale che prende il permesso ma poi non va alla riunione può essere licenziato in tronco. Il datore ben può controllare la presenza del dipendente alla seduta dell’organismo: in caso di contestazione, dunque, il lavoratore deve dimostrare il suo diritto ad assentarsi dal servizio e se non ci riesce la mancanza della prestazione risulta imputabile a lui.

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Obbligo di repechage

di Daniele Bonaddio – Fonte: www.lavoroediritti.com

Corte di Cassazione Ordinanza n. 1499 del 21 gennaio 2019

Per la Cassazione la richiesta del datore di trasformare da tempo pieno a part time costituisce prova dell’avvenuto obbligo di repechage. Il datore di lavoro può considerare assolto l’obbligo del repechage, quando il lavoratore rifiuta di trasformare il proprio contratto di lavoro da full time a part time. In tali casi, infatti, il licenziamento per giustificato motivo oggettivo è pienamente legittimo, senza possibilità per il lavoratore di appellarsi ad alcunché.

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