SMART WORKING, il datore di lavoro potrebbe dover contribuire alle spese di casa

Fonte: Repubblica.it di Claudio Gerino

Una sentenza in Svizzera apre il fronte, a livello europeo, dei costi a carico di un dipendente per il lavoro dalla propria abitazione e stabilisce che il proprietario dell’azienda deve concorrere per affitto, consumo elettrico e connessione Internet.

C’è una sentenza del Tribunale federale svizzero, senza appello e inequivocabile, nel cantone zurighese che riguarda lo smart working e stabilisce che i costi di produzione devono restare a carico del datore di lavoro anche se il dipendente lavora da casa.

La sentenza è destinata a riaprire il dibattito sui problemi riguardanti le nuove forme di lavoro generate sia dall’emergenza Covid 19, sia dalla trasformazione digitale delle aziende e pone l’obbligo al datore di lavoro, nel caso di smart working, di partecipare nelle forme che devono essere concordate sia individualmente che collettivamente alle maggiori spese per il dipendente.

Forse i tempi sono maturi, anche in altre nazioni europee, per una trattativa sindacale che stabilisca come, in che modo e con quali oneri, il datore di lavoro debba partecipare alle spese del dipendente che opera in condizioni di smart working?

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Bollettino Adapt n. 22/2020

Oggi vi proponiamo la lettura del numero 22 del Bollettino ADAPT. Il 3 giugno è stata una data di fondamentale importanza in ambito giuslavoristico: esattamente cento anni fa, con regio decreto-legge n. 700 del 3 giugno 1920 nasceva il Ministero per il lavoro e la previdenza sociale. Giuseppe Montemarano ce ne parla nel suo articolo “A proposito di una ricorrenza: i cento anni del Ministero del Lavoro”. Tra gli altri articoli segnaliamo: “Lo Smart (Home?) working ai tempi del Covid”, di Giuliano Cazzola, e molto altro ancora.

Buona Lettura.

http://www.bollettinoadapt.it/wp-content/uploads/2020/06/Bollettino-ADAPT-3-giugno-2020-n.-22.pdf

INAIL: Infezione SARD-COV-2 e infortunio sul lavoro

L’art. 42, comma 2, del decreto legge 17 marzo 2020, n. 181, convertito dalla lg. 24 aprile 2020 n.27, ha chiarito che l’infezione da SARS-Cov-2, come accade per tutte le infezioni da agenti biologici se contratte in occasione di lavoro, è tutelata dall’Inail quale infortunio sul lavoro e ciò anche nella situazione eccezionale di pandemia causata da un diffuso rischio di contagio in tutta la popolazione.

http://www.bollettinoadapt.it/wp-content/uploads/2020/05/circolare-n-22-del-20-maggio-2020.pdf

Garantire la salute e la sicurezza sul lavoro durante una pandemia

Mentre aumenta la pressione sui Paesi per allentare le misure di confinamento e le restrizioni, l’Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) ha esortato i governi ad agire per prevenire e controllare il COVID-19 sul lavoro, attraverso il coinvolgimento attivo e il dialogo con le organizzazioni dei datori di lavoro e i sindacati.

L’Ufficio Internazionale del Lavoro ha prodotto un interessante pubblicazione che troverete di seguito in cui si cerca di fornire alcune risposte (Scarica il documento).

Intanto a marzo il Cile approva una legge sul lavoro a distanza e sul telelavoro riconoscendo il diritto di disconnessione per almeno 12 ore consecutive in un periodo di 24 ore per i lavoratori a distanza.
(Legge n. 21.220: Modifica el Código del Trabajo en materia de trabajo a distancia)

I datori di lavoro non possono richiedere al lavoratore di rispondere a comunicazioni, disposizioni o altre richieste nel periodo di disconnessione, così come nei giorni di riposo, permessi o ferie annuali.